Come leggere l’ansia?

Dal disagio all’apertura verso nuove occasioni.

L’ansia compare per dirci qualcosa.  Questo è l’aspetto certamente evidente, nonostante essa possa comparire sotto varie forme (dall’ansia generalizzata fino al panico) e in differenti momenti . Ad esempio, il DSM-5 definisce i seguenti disturbi d’ansia:

  • disturbo d’ansia da separazione
  • mutismo selettivo
  • agorafobia
  • ipocondria
  • fobie specifiche
  • disturbo d’ansia generalizzata
  • disturbo di panico
  • fobia sociale
  • disturbo d’ansia indotto da sostanze
  • disturbo d’ansia causato da altre situazioni mediche.

In questo senso, l’ansia è un sintomo parlante. Di conseguenza, vediamo in questo articolo come è possibile leggere l’ansia e quale sia il ruolo che posso svolgere in quanto psicologa e psicoterapeuta a Pescara specializzata in psicoanalisi lacaniana.

Riconoscerla e nominarla

Spesso chi soffre vede la particolarità della propria sofferenza annullata e appiattita nel gran calderone dello ‘stress’. Anche nel caso in cui si arrivi a nominare il proprio disagio come ‘ansia’, grazie alla consulenza di figure professionali generiche (come il medico di base) o specialistiche (come lo psichiatra) piuttosto che a strumenti divulgativi come internet o libri, ancora non si sarà arrivati a toccare nulla della particolarità del proprio disagio.

Spesso, infatti, chi arriva in studio chiedendo un percorso di cura, sa descrivere perfettamente il proprio come un disturbo d’ansia corredato di tutti gli aspetti fenomenici tipici. Eppure, quello che ancora non è stato approfondito, e a cui miro, in quanto psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicoanalisi laciniata, è il riconoscimento e la dominazione delle sfumature dell’ansia per quella specifica persona. Solo attraverso le sfumature, del tutto particolari e soggettive, si può dare la giusta direzione al percorso di cura.

Ascoltarla

Che faccia la sua comparsa in modo preciso, netto ed evidente o piuttosto insinuandosi silenziosamente nella vita di tutti i giorni, l’ansia compare e si mostra ad un certo punto in tutta la sua importanza. L’ansia c’è. Non si può non vederla, non si può non sentirla. Non può passare inosservata. 

Che pervada ciascun istante della giornata o che irrompa in alcuni momenti, l’ansia impone di fermarsi. Fermarsi ad ascoltare. Occupando la scena, l’ansia chiede che si veda che qualcosa non va. In questo senso è un campanello d’allarme che, lasciato parlare e ascoltato nel giusto modo, accompagna verso il vero nucleo problematico per l’individuo.

Utilizzarla

Portando la persona a vedere il disagio, l’ansia si comporta in verità più come un sintomo amico che come un problema da eliminare rapidamente. Il mio lavoro, come psicoterapeuta orientata dalla psicoanalisi lacaniana, è utilizzare questa stessa ansia proprio come guida che può condurre verso le parole inascoltate della persona, verso la sua parte più intima, verso ciò che essa stessa ha più difficoltà a dire.

Trattarla

La singolarità di ogni individuo e della sua sofferenza rende impossibile applicare in modo indistinto un sapere universale manualistico. Questo potrebbe portare all’eliminazione dell’ansia nei suoi aspetti tipici, ma non andrebbe a toccare il nucleo problematico da cui l’ansia trae origine. Un nucleo che va riconosciuto, nominato e ascoltato. Accolto. Ed è su questo nucleo problematico assolutamente unico, come unico è ciascun individuo, che lavoro, attraverso le tecniche proprie alla psicoanalisi lacaniana.

Fare spazio alla parola inascoltata della persona è la base sulla quale viene costruito e pensato il percorso di cura. Questo consentirà all’ansia, svolto il suo compito, di uscire pian piano di scena.

In altre parole, attraverso la psicoanalisi lacaniana, si offre la possibilità di una trasformazione che vada ben al di là della semplice eliminazione dei tratti tipici dell’ansia. Infatti, sfruttandola come alleato, si accompagna la persona che soffre verso un contatto maggiore con il proprio desiderio.


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