Perché siamo aggressivi: brevi spunti di riflessione

A cura di Noemi Sisto – Cristian Prosperini

Separare l’aggressività dai suoi esiti comportamentali rappresenta il modo attraverso cui riuscire ad intendere le sue origini e la sua ragion d’essere. Se si guarda al di là dei bersagli delle varie condotte è possibile, infatti, cogliere come l’aggressività nasca allo specchio.

Cosa accende l’aggressività?

Si fa esperienza dell’aggressività quando, confrontati con le più svariate sfumature del proprio riflesso, si intravede qualcosa che non torna, una profonda discordanza. È il cogliere nella vita del proprio simile una presunta pienezza, ad accendere l’aggressività. Ciò che di esuberante anima la vita dell’altro si fa inequivocabile segno di una propria condizione deficitaria. La pienezza dell’altro sconcerta, fa sentire vuoti, accendendo l’aggressività.

Questo implicito confronto tra sé e l’altro è un possibile versante di lettura di ciò che innesca l’aggressività. Da una prospettiva non molto distante è possibile coglierne, come ulteriore motore , l’assenza di risposte.

Nel momento in cui ci si trova a sentire la necessità di un segno che attesti di non essere soli ed inermi, l’aggressività si accende. O per meglio dire, quando ci si trova esposti ad uno dei possibili volti che l’inermità incarna nelle esperienze di vita, il sentire di non trovare nulla che dissipi una simile sensazione mette in moto l’aggressività. È l’esperienza che si avvicina al cogliere l’altro come indifferente nei propri confronti, insensibile al proprio patire. Colpiti dall’indifferenza si resta rabbiosi a fare i conti con la propria mancanza.

Cosa cerca di eliminare il moto aggressivo?

Il moto aggressivo mira dunque ad eliminare tutto ciò che di esterno lascia intravedere la propria ferita interna. È l’inconsulta volontà di non voler vedere ciò che in sé produce pena.

Nella direzione diametralmente opposta a quella proposta dall’aggressività, l’analisi punta a far assumere la responsabilità soggettiva di aprire gli occhi su di sé consentendo il dissolvimento della necessità consumatrice di ogni possibile gesto aggressivo. Volgere lo sguardo verso di sé rappresenta un atto estremamente etico che restituisce, seppur in modo faticoso, le redini della propria vita.

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